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Monte Musinè da Caselette

...Passione Montagna

Monte Musinè da Caselette

Il Monte Musinè è la prima cima che si incontra uscendo in direzione ovest da Torino.

È situato all’imbocco della Val di Susa ed è compreso tra i comuni di Caselette, Almese e Val della Torre.

Con i suoi 1150 metri appartiene alle Alpi Graie ed è un classico terreno di allenamento per tutti gli appassionati torinesi di escursionismo in montagna o trail running.

Esistono diversi percorsi che conducono alla sua cima, anche alcuni itinerari di roccia su creste posizionate nel versante sud, ottime per fare pratica di alpinismo.

Tra questi i più interessanti a mio avviso sono: la “Via degli Speroni“, la “Ivano Boscolo” e “In Hoc Signo Vinces“, tutte di massimo quarto grado, con qualche protezione in loco nei passaggi più delicati.

L’itinerario più battuto e diretto però per salire in vetta al Monte Musinè, è quello che sale dal campo sportivo di Caselette.

Con quasi 800 metri di dislivello positivo, che si sviluppano in circa 4 chilometri di sentiero, è davvero un perfetto terreno di allenamento per escursionisti e runners.

Si tratta di una salita adatta a semplici escursionisti, che richiede soprattutto fiato, gambe ed un minimo di attenzione nel tratto vicino alla vetta, più roccioso rispetto al resto del percorso.

Leggende e avvistamenti sul Monte Musinè

Attorno al Monte Musinè girano anche molte storie, leggende e addirittura racconti di avvistamenti UFO.

Sulle sue pendici è stata ad esempio trovata una capanna di fine età del Bronzo Antico (1700 a.C. circa).

Altra testimonianza storica è data da alcune pitture rupestri nei pressi del sentiero conosciuto come pista “Tagliafuoco”,  molto frequentata dai ciclisti.

Alcune leggende parlano poi della presenza di maghi, lupi mannari e masche, avvolgendo questa montagna da una grande aria di mistero.

In ultimo, sembra esistano addirittura racconti di chi dice di aver visto degli oggetti non identificati nelle sue vicinanze.

Non so quali e quante di queste storie siano vere, ma una cosa è certa, in qualsiasi giorno e periodo dell’anno verrai a fare questa escursione sul Monte Musinè, non sarai mai solo.

Escursione al Monte Musinè

Ho realizzato così tante volte questa escursione, che mi basta chiudere gli occhi per vedere interamente il suo itinerario nella mia testa.

Spesso mi capita di venirci dopo il lavoro in primavera ed estate, per allenarmi e scaricare lo stress accumulato dopo un’intera giornata in ufficio.

La sua vicinanza alla città e la brevità del suo percorso, lo rendono infatti ottimo per delle belle passeggiate serali, fattibili soprattutto nella bella stagione, ma anche durante il resto dell’anno, magari alla luce di una frontale.

Se sei ben allenato puoi infatti salire in cima in circa un’ora o poco più, non certo tempi da record, c’è chi sale e scende di corsa in poco più di mezz’ora, ma noi siamo qui anche per rilassarci.

Comunque sia, vorrei raccontarti questa escursione al Monte Musinè, non come di una mia salita in particolare, ma darti una descrizione dettagliata del suo sentiero, regalandoti magari qualche aneddoto sulle mie numerose ascensioni.

Bene, mettiti comodo/a, stiamo per cominciare questa interessante escursione.

Campo sportivo Caselette
Vetta del Musinè vista dal campo sportivo di Caselette

Dal campo sportivo di Caselette a Sant’Abaco

Parcheggiata l’auto in viale Sant’Abaco, nei pressi del campo sportivo di Caselette, imbocchiamo la mulattiera che sale avvolta tra gli alberi subito con una discreta pendenza.

Questo tratto è pavimentato fino all’abazia con dei ciottoli arrotondati piuttosto levigati e scivolosi, che rendono il fondo molto insidioso se umido, per cui è necessario in questo caso fare molta attenzione.

Un paio di tornanti ci conducono ad una barra in ferro solitamente chiusa, che aggiriamo facilmente sulla sinistra.

Continuiamo a percorrere la mulattiera caratterizzata da alcuni brevi tratti diritti e diversi tornanti.

Seguiamo il percorso costantemente in salita fiancheggiando numerosi piloni votivi.

Qualcuno li ha anche contati, ma io sinceramente non ho idea di quanti possano essere.

Superiamo diversi tornanti per giungere ad un bivio: possiamo andare diritti o continuare a seguire i tornanti, entrambi i percorsi portano allo stesso punto.

Io personalmente ho sempre seguito i tornanti che in 10/20 minuti dalla partenza, in base al tuo allenamento, conducono al santuario di Sant’Abaco.

Da qui inizia il sentiero vero e proprio, dove un cartello indica i tempi della salita a mio avviso decisamente esagerati.

Inizio del sentiero verso la cima del Monte Musinè

Appena alle spalle di Sant’Abaco, imbocchiamo il sentiero che ci porterà sulla cima del Monte Musinè.

Parte subito deciso su fondo prevalentemente terroso e ghiaioso e con qualche roccetta affiorante, che obbliga a far lavorare per bene i quadricipiti e polpacci.

Il sentiero rimarrà con pendenze sempre costanti avvolto da una rada vegetazione, quindi misura bene il tuo passo, per non rischiare di scoppiare prima di arrivare al tuo obiettivo.

Numerosi bolli bianchi e rossi, ci indicano il percorso principale da seguire, che in realtà si snoda attraverso numerosissime altre tracce, che solcano in pratica la dorsale est della montagna.

Non molto distante da Sant’Abaco entriamo in una strettoia marcata nel sentiero, qui molto scavato e saliamo un primo scalino roccioso.

Poco dopo superiamo quindi un secondo balzo roccioso senza particolari difficoltà.

Proseguiamo sulla dorsale sempre su pendenza costante e arriviamo a quello che io individuo come “il masso inclinato”, un grosso pietrone molto arrotondato imprigionato nel terreno alla base di un albero.

A breve distanza un altro masso su cui è incisa la scritta “-500”, ad indicare i metri che ancora ci separano dalla vetta: forza e coraggio ce la possiamo fare!

Poco più su si trova un altro dei punti che ormai ho preso di riferimento, per farmi un’idea di quanto manca.

Un grande albero con le sue enormi radici ha creato degli scalini naturali, che ci permettono di salire questo punto molto ripido, che altrimenti dovremmo affrontare su terriccio scivoloso, fastidioso soprattutto in discesa.

Superato il grande albero costantemente in salita, raggiungiamo in breve il primo pianoro.

Escursione al Monte Musinè
Vista della vetta del Musinè dal primo pianoro

Dal primo pianoro alla cisterna e il traliccio

Questo è uno degli unici due punti della salita in cui il sentiero si addolcisce un po’ e ci permette di riprendere fiato.

Arrivare qui in media richiede 30/35 minuti, meglio approfittane magari per bere e stuzzicare qualcosa da mangiare, della semplice frutta secca o disidratata può essere utile per dare un po’ di carburante al corpo.

Già da questo punto in giornate senza troppa foschia possiamo ammirare una bellissima vista su Torino e tutta la sua periferia.

Qualche anno fa, nella mia tradizionale salita del 26 dicembre verso la cima, in una giornata davvero molto grigia, raggiungendo il primo pianoro sono sbucato letteralmente fuori dalle nuvole.

Di colpo mi sono trovato sotto un bellissimo e caldo sole, con un cielo davvero terso in alto e una distesa di nuvole ai miei piedi, la giornata ha cambiato completamente aspetto.

Non è inusuale una situazione come questa in alta montagna, ma qui ci troviamo ad appena 800 metri di quota.

Continuiamo verso la cima dove poco oltre scorgiamo un piccolo albero, che durante il periodo natalizio viene addobbato dai vari escursionisti: ognuno porta qualcosa da appendere.

Ora ci addentriamo in una zona caratterizzata da una vegetazione un po’ più fitta, per raggiungere poco dopo una seconda area pianeggiante, in cui possiamo scorgere una cisterna ed un grande traliccio della corrente.

La spalla nord-est

Affrontiamo adesso il tratto più impegnativo del sentiero, che da Caselette ci conduce alla vetta del Monte Musinè.

Il suo terreno assume ora un aspetto decisamente più roccioso e sconnesso.

Risaliamo un’insieme di roccette seghettate in cui comunque non è necessario l’uso delle mani.

In breve ci spostiamo su quella che definisco la spalla nord-est della montagna, da cui è ben visibile l’ormai non più molto distante croce di vetta.

Di questo tratto ne ho un bellissimo ricordo durante una salita invernale, con la montagna carica di neve a rendere il tutto davvero magico.

Essendo in parte esposto a nord, qui il sentiero rimane quasi sempre in ombra.

Superiamo una serie di salti rocciosi non difficili, a cui bisogna comunque dare un minimo di attenzione.

È possibile incrociare un bel via vai di persone in questo punto, che risulta essere non particolarmente largo.

Saliamo ormai sempre prevalentemente su roccette, fino a raggiungere un passaggio in salita tra due grossi massi in cui ci aiutiamo anche con le mani.

Sul masso che ci troviamo di fronte, possiamo leggere la quota a cui siamo giunti (1034 m) e farci un’idea di quanto ancora dobbiamo salire: non manca più tanto!

Un breve tratto in falso piano ci obbliga a salire ripidi rimontando alcuni roccioni avvolti dal bosco, aiutandoci in alcuni casi con le mani.

Giungiamo ad un punto panoramico in cui si apre un po’ la vegetazione e ci permette di vedere verso Torino, per tornare immediatamente dopo nel fitto bosco.

Con un altro breve tragitto raggiungiamo gli ultimi grossi massi proprio sotto la vetta.

Qui è presente una corta catena che normalmente non è necessaria, ma che può aiutarci ad esempio in caso di terreno scivoloso.

Invernale sul Monte Musinè
Sentiero sulla spalla nord-est del Musinè

Croce di vetta del Monte Musinè

Superato il roccione con la catena ormai siamo arrivati, pochi metri ancora ci portano sulla vetta pianeggiante del Monte Musinè, dove troviamo una croce in cemento armato alta 15 metri.

La cima vera e propria è qualche metro più in su alla nostra destra, indicata da un piccolo obelisco triangolare  in acciaio con scritta la quota di vetta alla base.

Un tavolo in pietra davanti alla croce ha invece sopra di esso una rosa dei venti in acciaio, con indicate le cime che ci circondano, la sera soprattutto si può godere di stupendi tramonti.

Possiamo osservare il Monviso, la Punta dell’Aquila, il gruppo dell’Orsiera Rocciavrè, il Niblè, il Rocciamelone, fino alle Valli di Lanzo con la Ciamarella e oltre, verso il Gran Paradiso.

Infine è presente anche una bacheca in legno, con un piccolo scomparto dentro al quale troviamo il libro di vetta, su cui lasciare il nostro pensiero riguardo alla salita.

Per la discesa seguiremo l’intero sentiero percorso all’andata, prestando molta attenzione sopratutto al tratto sotto la vetta.

In alternativa è possibile compiere un giro ad anello prendendo il sentiero che parte davanti all’obelisco in acciaio, che riconduce con un percorso più lungo al campo sportivo di Caselette.

Monviso da Caselette
Il Monviso dalla cima del Monte Musinè
Orsiera-Rocciavrè
Gruppo dell’Orsiera Rocciavrè dal versante sud del Monte Musinè
Rocciamelone dal Musinè
Il Rocciamelone visto dalla vetta del Musinè

Conclusione

L’escursione al Monte Musinè da Caselette è una vera classica per gli appassionati torinesi, sempre molto divertente e allenante.

È una salita perfetta  quando non hai molto tempo a disposizione, o semplicemente per fare fiato e gambe.

Sicuramente è adatta per accompagnare persone alle prime armi, visto la mancanza di particolari difficoltà tecniche, ma da non sottovalutare comunque, soprattutto dal punto di vista fisico.

Ti consiglio di leggere se non lo hai ancora fatto il mio articolo “Organizzare un’escursione in montagna, dove troverai informazioni utili per preparare al meglio le tue salite.

Voglio segnalarti infine che purtroppo lungo il percorso non si trova acqua, ma c’è una fontana al campo sportivo prima dell’inizio della mulattiera.

Spero che la nostra salita assieme ti sia piaciuta.

Per dimostrarmelo puoi lasciare un like o scrivere un commento qui sotto.

Mi faresti davvero felice inoltre se condividessi questo articolo sui tuoi profili social, per aiutarmi a diffondere il racconto di questa bella escursione.

Bene, siamo giunti come di consueto al momento dei saluti.

Mi raccomando, ti aspetto sempre qui su Allmountainsite.

A presto!

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