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La via perfetta di Daniele Nardi

...Passione Montagna

La via perfetta Daniele Nardi

La via perfetta, salire lo sperone Mummery in stile alpino per compiere la prima ascensione invernale alla vetta del Nanga Parbat è il sogno di Daniele Nardi.

Un progetto ambizioso, che se riuscisse a realizzare, gli permetterebbe di dare un’enorme spinta alla sua carriera, proiettandolo dritto nell’olimpo dei grandi dell’alpinismo.

Un sogno che si trasforma in ossessione e che lo ha impegnato per ben cinque anni.

È arrivato anche vicino a realizzarlo in un paio di occasioni, ma purtroppo nel febbraio del 2019 lo ha strappato alla vita, assieme al suo compagno di scalata Tom Ballard.

Sapeva che la sua idea era tanto straordinaria quanto pericolosa, ma l’ha affrontata sempre con grande lucidità e consapevolezza dei rischi a cui si esponeva.

“Se non dovessi tornare dalla spedizione 2018-2019, desidero che Alessandra Carati continui a scrivere il nostro libro, perché voglio che il mondo conosca la mia vicenda di vita”

Questo è il messaggio che inviò via e-mail alla scrittrice al campo base di uno degli 8000 più difficili e temuti.

La via perfetta Nanga Parbat: sperone Mummery

Alessandra Carati ha mantenuto fede alla promessa fatta a Daniele Nardi scrivendo “La via perfetta”.

Non ha semplicemente raccontato il suo sogno di salire lo sperone Mummery, ma soprattutto permette di scoprire la figura dell’alpinista e dell’uomo in maniera straordinaria e sconvolgente.

Mi sembra di sentire la voce di Daniele mentre divoro le sue parole, messe nere su bianco dalla scrittrice in questo bellissimo libro.

Scopro Daniele Nardi qualche anno fa, guardando il documentario condotto da Marco Mazzocchi e trasmesso dalla RAI “K2, il sogno e l’incubo”.

È il racconto dettagliato della spedizione da lui guidata, in cui raggiunge la vetta della seconda montagna più alta del mondo.

La gioia per la conquista viene però annullata dalla terribile morte di Stefano Zavka, avvenuta durante la discesa, un’esperienza che lo segna profondamente.

Un intero commovente capitolo è dedicato a questa vicenda nel libro “La via perfetta”.

Daniele Nardi
Daniele Nardi assicura a spalla un compagno di cordata

Nardi l’alpinista del sud

Daniele Nardi è un’alpinista ormai affermato quando fa il suo primo tentativo di salita al Nanga Parbat nell’inverno 2012-2013.

Ha già raggiunto le vette di cinque 8000 nella bella stagione: Everest, K2, Broad Peak, la cima middle dello Shisha Pangma e il Nanga Parbat.

Nonostante questo, fa davvero molta fatica a fare accettare la sua figura di alpinista professionista ai suoi colleghi del nord, a causa delle sue origini.

Daniele è infatti nato nel giugno del 1976 a Sezze, in provincia di Latina.

Per i più noti alpinisti del nord Italia è davvero difficile dare credito a lui, che è cresciuto all’ombra del Semprevisa, una modesta cima di neanche 2000 metri di altezza.

Silvio Mondinelli lo soprannomina persino in maniera affettuosa ma al tempo stesso sarcastica “Romoletto” al campo base del Gasherbrum II, nomignolo che gli rimane attaccato per molto tempo.

Durante la spedizione allo Shisha Pangma si presenta con una squadra improvvisata e con poca esperienza tutta di romani.

Mettono piede per primi sulla montagna e contro ogni aspettativa, raggiungono l’ultimo campo a 7400 metri di quota pronti a tentare la vetta, ma vengono fermati dal brutto tempo.

Di rientro al campo base lo stesso Mondinelli esclama:

Ci mancava pure che in vetta ci arrivavano prima i romani” sollevando le risate di tutti i presenti.

La via perfetta: primi tentativi allo sperone Mummery

Salire lo sperone Mummery, un dito  di roccia e ghiaccio verticale molto difficile, non è quindi solo un sogno, ma è il modo in cui Daniele spera di conquistare il rispetto dei colleghi alpinisti del nord.

È la via più diretta alla vetta del Nanga Parbat, 8126 metri di altezza e porta il nome di chi per primo lo tentò nel 1895, Albert Frederick Mummery, scomparso durante l’ascensione.

Nella sua prima spedizione Daniele Nardi è accompagnato dalla forte alpinista Elisabeth Revol.

Insieme riescono a scalare una parte dello sperone, arrivando fino a quota 6450 metri, ma vengono fermati dal brutto tempo.

Nel giugno del 2013, in un attentato al campo base vengono uccise 11 persone ad opera di alcuni ribelli.

Neanche questo increscioso evento ferma la voglia di Nanga Parbat di Daniele, che parte per una spedizione in solitaria.

Nella stagione 2014-2015 è accompagnato da Roberto delle Monache, amico di vecchia data anche lui del centro Italia.

Fanno dei tentativi assieme, ma ben presto Daniele si trova di nuovo a provare da solo e riesce ad arrivare molto in alto sullo sperone, prima di decidere di abbandonare.

Si rende conto che da solo è un progetto davvero molto ambizioso da realizzare, che richiede uno sforzo notevole.

La via perfetta Nanga Parbat
Durante una scalata su ghiaccio

Quasi in vetta al Nanga Parbat in inverno

Quello stesso anno gli viene chiesto da Alex Txikon e Ali Sadpara di unirsi a loro per un tentativo alla vetta dalla via Kinshofer.

Salgono in stile classico attrezzando la salita e arrivando fino al campo 4, ma durante il tentativo di vetta sbagliano strada e sono costretti a scendere anche a causa delle cattive condizioni di salute di Sadpara.

Sono arrivati davvero molto vicini alla vetta, Daniele Nardi si rende conto di aver sfiorato quel sogno che insegue da tempo, affermare la sua immagine di alpinista professionista.

Non si pente però della decisione presa, sa che la vita di un compagno è più importante di qualsiasi vetta e sogno di gloria.

È molto emozionante guardare le immagini del suo arrivo a campo quattro nel documentario “Verso l’ignoto”, che racconta proprio i tentativi di quella spedizione.

Prima ascensione invernale al Nanga Parbat

Durante la stagione 2015-2016, Daniele torna insieme ad Alex Txikon e Ali Sadpara sulla via Kinshofer, quando in un primo momento si pensava di salire per la via perfetta, lo sperone Mummery.

A far prendere in considerazione l’idea dello sperone ai tre, è la numerosa affluenza di cordate distribuite su diverse vie di salita.

Dopo la conquista sfiorata per poco l’anno precedente dai tre alpinisti, ormai in molti hanno capito che la vetta è  vicina.

È una stagione piena di tensioni, Daniele Nardi rimane coinvolto in un paio di incidenti per fortuna senza conseguenze, ma nonostante tutto, riesce insieme ai suoi compagni ad attrezzare gran parte della salita.

Alcune situazioni a dir poco nebulose, negano prima la vetta alla cordata di Elizabeth Revol e Tom Mackiewicz e poi allo stesso Daniele, che viene escluso dalla spedizione dai suoi stessi compagni.

Alex Txikon e Ali Sadpara accolgono invece inspiegabilmente l’ingresso in squadra di Simone Moro e Tamara Lunger, impegnati fino a quel momento su un’altra via di salita.

Sono proprio Sadpara, Txikon e Moro a conquistare per primi la vetta del Nanga Parbat in invernale qualche giorno dopo.

Tamara Lunger accusa segni di mal di montagna e torna indietro ad una manciata di metri dalla vetta, verrà lasciata scendere da sola, rischiando anche un tragico epilogo.

Daniele Nardi trek avvicinamento
Daniele Nardi durante un trekking di avvicinamento

La via perfetta: la scomparsa di Daniele Nardi e Tom Ballard

Daniele Nardi esce davvero distrutto da questa esperienza e l’inverno successivo non si reca al Nanga Parbat per tentare il suo sogno, realizzare la via perfetta.

Si dedica ad alcune scalate insieme ad un nuovo compagno, Tom Ballard, figlio di Alison Hargreaves, alpinista morta nel 1995 durante l’ascesa al K2.

Tom non ha esperienza sugli 8000, ma ha realizzato in un’unica stagione invernale la prima ascensione assoluta in solitaria delle sei classiche pareti nord delle Alpi.

Nella stagione 2018-2019 partono assieme per un nuovo tentativo allo sperone Mummery.

Alessandra Carati li segue al campo base su invito di Daniele, per rendersi conto con i suoi stessi occhi, della grandiosità del progetto in cui lui è ormai coinvolto con grande passione da diversi anni.

Daniele Nardi e Tom Ballard, vengono dati prima per dispersi a fine febbraio 2019 e poi individuati i corpi senza vita da Alex Txikon ai primi di Marzo.

La carovana delle polemiche

La morte di Nardi e Ballard ha suscitato una carovana di polemiche da parte di colleghi e persone comuni.

Ognuno ha espresso la sua sentenza e ne sono state dette davvero di tutti i colori.

Chi ha sostenuto che è stato uno sconsiderato a tentare una via troppo pericolosa, chi perché ha “portato” Tom Ballard con sé, pur non avendo esperienza di salite sugli 8000 ecc.

Non spetta a me dire chi ha ragione e chi torto, io consiglio semplicemente di leggere questo libro per farsi un’idea un po’ più approfondita.

Ho negli anni seguito e sostenuto la figura di alpinista di Daniele Nardi, che mi è sempre sembrato tutto tranne che uno sprovveduto, visto anche i suoi successi.

Ma purtroppo chi va in montagna, sembra spesso dimenticare che neanche il più bravo degli alpinisti è esente da rischi.

Voglio citare le parole dell’alpinista scrittore Joe Simpson, che nel suo documentario l’eco del silenzio dice:

“Ti illudi di poter controllare la situazione, con la tua esperienza e la tua abilità.

Invece le cose non stanno così”

Scalata su ghiaccio Daniele Nardi
Daniele su una cascata di ghiaccio

Lo sperone Mummery: un progetto ambizioso ma possibile

Il progetto di salire lo sperone Mummery, è stato sicuramente un’idea molto ambiziosa da parte di Daniele Nardi.

La maestosità dell’ambiente in cui si trova questa porzione di roccia e ghiaccio, ha messo duramente alla prova i nervi di chi ha accompagnato Daniele nei suoi tentativi.

È evidente che bisognava avere una forte motivazione e dei nervi di acciaio per seguirlo in questo suo sogno.

Ma lo stesso Alex Txikon, ha dichiarato dopo le attente osservazioni coi droni durante le ricerche, che la via perfetta di Daniele era in realtà ” molto intelligente” e “più sicura di quanto si potesse credere”.

Ha detto anche che le informazioni fornite da Daniele Nardi, sulle zone pericolose della scalata allo sperone, erano corrette e molto accurate.

Reputo davvero interessante questo articolo, che analizza tutta la vicenda e fa delle considerazioni a mio parere molto interessanti e che condivido.

Ti consiglio anche la lettura della toccante lettera del meteorologo Filippo Thiery, che ha seguito Nardi come consulente per le previsioni, in questi anni di tentativi.

La via perfetta: le mie opinioni sul libro

Ho trovato questo libro così bello, tanto da rileggerlo due volte in quattro giorni.

Volevo essere sicuro di non essermi perso nessun passaggio e di capire meglio la figura di Daniele Nardi, un alpinista davvero molto forte e scrupoloso.

Un uomo con i suoi pregi e difetti, con aspetti del suo carattere forse spigolosi, ma al tempo stesso generoso e capace di grandi gesti di sacrificio, anche in situazioni difficili.

Sono rimasto davvero sbalordito, dal racconto sulle particolari vicende che hanno poi portato alla conquista della vetta del Nanga Parbat in inverno.

Mi sono chiesto più volte se le parole di Daniele Nardi, riportate nel libro “La via perfetta” da Alessandra Carati, fossero obiettive o mosse più che altro da un comprensibile rancore.

Ho però poi ripensato ad un passaggio presente nelle pagine di questo bel racconto della sua vita, che testimoniano la sua trasparenza e coerenza, confermata purtroppo poi dalla tragicità dei fatti in cui è morto.

“Continuare ad andare se una compagna non sta bene non è l’alpinismo che amo. Se mi lego a qualcuno, torniamo a casa entrambi o non torna nessuno.”

Conclusione e saluti

La via perfetta è un libro che non posso fare altro che consigliarti.

Non è solo un racconto di vita, ma anche la testimonianza di come sponsorizzazioni e soldi, possano trasformare un’attività genuina e trasparente come l’alpinismo in un semplice sport come altri.

Non lasciartelo scappare!

Ho acquistato la mia copia del libro ad un prezzo davvero vantaggioso su Amazon.

Voglio suggerirti anche la lettura dell’altro libro che racconta questo alpinista sognatore: In vetta al mondo.

Come sempre ti chiedo la cortesia di non andare via prima di aver messo un like o lasciato un commento se hai già letto questo libro.

Condividi l’articolo con i tuoi amici, con un semplice gesto, potresti fargli un bellissimo regalo!

A presto.

 

2 risposte

  1. Fiorella Fretta ha detto:

    Come sempre ogni persona e
    situazione presenta le “verità” di chi l’ha vissuta, di chi la commenta, di chi ha interessi e di chi, per partito preso, rema contro.
    Conosco Daniele Nardi da vent’anni.
    I suoi amori:
    La montagna e la famiglia
    Quella splendida donna di Daniela, sua moglie, capiva la sua passione e, pur conoscendo i rischi, gli è sempre stata vicina.
    Daniele:
    Un perfezionista che mai avrebbe anteposto il raggiungimento della vetta alla salute dei compagni di cordata.
    In uno dei tanti incontri disse che “la via perfetta era il coronamento di un sogno profetico ma non valeva la vita di una persona”
    Ho ascoltato e letto tante critiche ma anche tanti riconoscimenti, purtroppo molti postumi, al suo valore come uomo e alpinista.
    Tom ha trovato in lui chi gli avrebbe permesso la “grande impresa”
    Adesso sono abbracciati per sempre alla madre bianca e possente che ha voluto tenerli con sé

    • allmountainsite ha detto:

      Ti ringrazio Fiorella per la tua testimonianza in prima persona.
      Purtroppo non ho avuto l’onore di conoscere Daniele, ma lo seguivo nelle sue imprese da molto tempo ed ovviamente, è stato un grande dispiacere sapere della sua scomparsa.
      Sinceramente questo libro, oltre a farmi conoscere qualche aspetto in più della personalità di questo straordinario ragazzo, mi ha aperto gli occhi su come anche nell’alpinismo, ovviamente quello in cui esistono dei chiari interessi economici, si verifichino comportamenti non proprio corretti e in certi casi addirittura deplorevoli.
      Certo, anche in passato ci sono stati episodi discutibili nei confronti di personaggi come Bonatti o lo stesso Messner, che in questa vicenda certo non è stato proprio all’altezza del nome che porta quanto a commenti, ma oggi sponsor e ingaggi accentuano ancor più l’accanimento di certi soggetti osannati dalla massa, ma che in realtà, pur essendo grandi alpinisti indiscutibilmente, si dimostrano anche piccoli uomini.
      Certo la verità non sta mai al 100% da una parte, ma qui ci sono anche altre testimonianze di colleghi di Daniele, che provano che le sue non sono solo le lamentele di un ragazzo chiaramente provato dalle ingiustizie subite.

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