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Grigna Settentrionale o Grignone: via della Ganda

...Mountain Passion

Grigna Settentrionale


La Grigna Settentrionale, chiamata anche Grignone, è la regina indiscussa delle alpi lecchesi.

Alta 2410 metri è la vetta principale del Gruppo delle Grigne.

Visibile da qualsiasi parte della pianura padana lombarda nelle giornate senza foschia, ha una forma perfettamente piramidale ed è affiancata dalla poco più bassa Grignetta.

Per raggiungere la sua cima, su cui è situtato il rifugio Brioschi, si possono percorrere numerose vie di salita di diverse difficoltà, anche di tipo alpinistico.

È una montagna che vanta infatti una storia alpinistica di tutto rispetto nonostante la sua modesta elevazione, soprattutto con le arrampicate sul versante sud, conosciuto come “Sasso Cavallo”.

Qui sono infatti passate generazioni di alpinisti.

Dai grandi nomi del passato, come quello di Riccardo Cassin o di Walter Bonatti, che erano praticamente di casa, a quelli più recenti, come quello ad esempio, del purtroppo prematuramente scomparso Marco Anghileri.

In questo articolo ti racconto la mia salita alla Grigna Settentrionale per la via normale , conosciuta come via della Ganda.

Grigna Settentrionale: via normale o via della ganda

Per raggiungere la vetta della Grigna Settentrionale, la via più semplice è sicuramente la via della Ganda.

Infatti questa è la via normale del Grignone.

Parte dal Vo’ di Moncodeno nel comune di Cainallo e passando per il rifugio Bogani conduce quindi in cima, dove oltre alla croce di vetta poggia il rifugio Brioschi.

È un percorso adatto ad escursionisti esperti, in quanto si sviluppa per circa 15 chilometri andata e ritorno e porta sulla sommità della Grigna superando un dislivello positivo di circa 1100 metri su un terreno che presenta alcune difficoltà.

Se affrontata nel periodo invernale o in presenza di neve è una vera ascensione di tipo alpinistico (F).

 Richiede di conseguenza esperienza, valutazione delle condizioni e attrezzature adeguate con tanto di ramponi e picozza.

È una montagna da non sottovalutare!

Ogni anno infatti sulla Grigna Settentrionale si registrano svariati interventi del Soccorso Alpino e purtroppo anche alcuni incidenti mortali.

Sognando il Grignone

È da diverso tempo che rivolgo i miei pensieri alla Grigna.

La sua storia alpinistica, i nomi di coloro che sono passati nel tempo e la sua fama, esercitano su di me una fortissima attrazione.

Sto rimandando la sua ascensione già da un po’.

 In parte perché ho nei suoi confronti un certo timore, dovuto alle difficoltà che presenta, per cui nutro verso questa montagna il dovuto rispetto che si merita.

Ho letto e riletto più volte le relazioni che descrivono le varie possibilità di salita su questa vetta.

Come ogni volta arrivo alla conclusione che la via più semplice è probabilmente la via della Ganda.

Organizzare un’escursione in montagna è sempre fondamentale quando si prepara un’ascensione, soprattutto se si presentano delle difficoltà come in questa occasione.

Ancora una volta rifletto quindi bene sulla mia preparazione e mi chiedo se sono in grado di riuscire ad affrontare questa salita.

Finalmente prendo la decisione: proviamo!

Escursione Grigna nevai
Attraversando i nevai nella zona carsica

Il primo tentativo

Il mio primo tentativo di salita alla Grigna Settentrionale è stato il 10 giugno 2018.

Io e Patrizia partiamo da casa, nemmeno troppo presto diretti a Cainallo, dove arrivati al Vo’ di Moncodeno parcheggiamo l’auto e iniziamo la nostra escursione al Grignone.

La giornata non è proprio perfetta, ma a parte qualche nube il sole splende alto e fa caldo.

Raggiungiamo in poco più di un’ora il Rifugio Bogani, prima tappa di questa ascensione alla vetta.

Dopo una breve pausa quindi ripartiamo  e senza alcun problema arriviamo alla parte più complessa di questa escursione.

Qui abbiamo due sorprese!

La prima è che le nubi alternano momenti di schiarite ad altri in cui sono più compatte, nascondendo a volte la cresta di Piancaformia e la vetta.

La seconda sorpresa è che, dato le nevicate eccezionali di quest’anno e che questo tratto della salita è esposto a nord, sono presenti ancora parecchi nevai che complicano di conseguenza un po’ le cose.

Superiamo diversi nevai, facendo molta attenzione in alcuni punti un po’ più esposti.

Arriviamo davvero molto vicini alla vetta, ma visto che l’ultimo tratto è piuttosto ripido e ancora molto innevato, decido di non prenderci rischi e tornare indietro.

Amarezza per il tentativo fallito

Ci eravamo quasi!

Sono un po’ amareggiato per aver dovuto rinunciare cosi vicini, ma sono certo di aver fatto la scelta giusta.

A colmare un po’ la delusione un bel gruppo di nubi nere compatte sulla vetta, per cui non avrebbe nemmeno tanto senso arrivare su senza poter neanche godere della vista.

Torniamo dunque indietro, comunque con una buona esperienza e un po’ più consapevoli della via della Ganda.

Forse a volte sono anche troppo prudente, se mai si possa essere troppo cauti.

Devo però pensare anche a Patrizia che non ha ancora tanta dimestichezza con questi tipi di terreno, quindi meglio non prenderci rischi inutili.

Mi fa una certa rabbia di conseguenza notare diversi escursionisti, scendere non senza difficoltà attraverso i nevai addirittura in scarpe da ginnastica.

Mentre rientriamo verso il rifugio Bogani, intanto osservo in basso la via del nevaio che attraversa in pieno la zona carsica.

È  piuttosto pericolosa in queste condizioni, in quanto presenta enormi crepacci nascosti dalla neve.

Solo qualche giorno prima infatti, proprio su quella via, è stata recuperata un’escursionista per fortuna senza gravi conseguenze, caduta per diversi metri dentro un buco.

Continuando nella discesa la mia testa è già al calendario e progetta la prossima occasione per ritentare la vetta della Grigna Settentrionale.

via del nevaio Grignone
La via del nevaio, una delle vie di salita al Grignone

Escursione alla Grigna Settentrionale

Dopo il precedente tentativo di salita fallito alla vetta del Grignone, si ripresenta l’occasione poco più di un mese dopo, esattamente il 29 luglio.

Io e Patrizia ripartiamo, questa volta un po’ più presto, per Cainallo frazione di Esino Lario, punto di partenza della nostra ascensione.

Raggiunto il rifugio Cainallo, proseguiamo quindi verso il Vo’ di Moncodeno (1430 m), fino a dove la strada, che negli ultimi metri diventa sterrata, termina in un ampio parcheggio erboso.

Nonostante l’abbondante spazio qui è spesso pieno, perché l’escursione alla Grigna è molto gettonata.

Parcheggiamo l’auto, quindi giusto il tempo di prepararci e recuperare la nostra attrezzatura e partiamo.

Ho appena preso i miei nuovi scarponi Salewa Crow e sono davvero ansioso di provarli, sperando di aver fatto un buon acquisto.

Il nostro percorso parte sulla destra al fondo del parcheggio.

Attraverso la faggeta verso il cancelletto di legno

Ci inoltriamo per cominciare all’interno di un fitto bosco di faggi che sale subito abbastanza deciso.

Facciamo un po’ d’attenzione, perché il fondo in parte roccioso é reso scivoloso dall’umidità, ma soprattutto dai milioni di passaggi che hanno fatto diventare la roccia decisamente unta.

Raggiungiamo in breve un bivio dove svoltiamo a sinistra seguendo un sentiero che si inerpica per facili massi rocciosi.

Proseguiamo quindi con continui sali scendi non molto impegnativi, fino ad incontrare un secondo bivio e continuiamo dritti seguendo le indicazioni per il rifugio Bogani.

Ora perdiamo velocemente quota scendendo verso il fondo valle, dove il sentiero è agevolato con scalini ricavati con tronchi picchettati a terra.

Usciti dal bosco il terreno si fa più ghiaioso e superiamo alcune passerelle in legno che permettono il passaggio di alcuni tratti, che altrimenti risulterebbero abbastanza esposti.

In prossimità di una di queste passerelle passiamo tra l’altro nelle vicinanze di due caratteristici pilastri di roccia chiamati il Frate e la Monaca.

Poco più avanti giungiamo ad un cancelletto di legno, che attraversiamo richiudendolo alle nostre spalle.

Grigna Frate Monaca
Le passerelle in legno e il Frate e la Monaca
Grigna cancelletto
Il cancelletto in legno

Verso la Grigna Settentrionale: il rifugio Bogani

Dal cancello di legno saliamo quindi di nuovo un breve tratto boscoso impegnativo, seguendo una traccia un po’ ripida.

Usciamo adesso per ampi prati, dove raggiungiamo in breve l’Alpe Moncodeno a circa 1700 metri.

Qui la vista inizia ad aprirsi rivelando il bel paesaggio che ci circonda.

Continuiamo su un’evidente traccia ghiaiosa che sale verso il rifugio Bogani che raggiungiamo dopo circa un’ora e venti dalla partenza.

Al rifugio Bogani è possibile sia mangiare che pernottare e potrebbe essere già di per se la meta per una bella gita.

Ci riposiamo qualche minuto prima di riprendere la nostra escursione alla Grigna Settentrionale.

Rifugio Bogani
Il Rifugio Bogani

La Madonnina di bronzo

Seguendo i cartelli per il sentiero numero 25 proprio di fronte al rifugio, che indicano la via della Ganda, riprendiamo a salire su una traccia abbastanza ripida.

Superiamo una conca erbosa e continuiamo sempre verso l’alto scavalcando un facile saltino roccioso e trovandoci dopo poco in un’ampia area ghiaiosa.

Lo scenario comincia decisamente a cambiare.

Tra radi ciuffi erbosi percorriamo un dedalo di tracce ghiaiose evidenti.

 Passiamo quindi dopo poco un breve traverso roccioso, su cui bisogna fare un minimo di attenzione, dirigendoci verso la statua di una madonnina in bronzo che si vede già da distante.

Qui il terreno inizia ad essere piuttosto sconnesso e ad assumere un aspetto davvero lunare.

Intanto proprio di fronte a noi è ora evidente la cresta di Piancaformia, un’altra delle vie di salita alla Grigna Settentrionale.

Superata la statua della madonna, riscendiamo tra alcune rocce iniziando ad addentrarci nel tratto più impegnativo ed entusiasmante dell’escursione.

Madonnina Grignone
La Madonnina di bronzo
Escursione Grigna Settentrionale
Verso la zona carsica della Grigna Settentrionale. Sullo sfondo la cresta di Piancaformia.

La zona carsica

Siamo ora all’interno della zona carsica che caratterizza maggiormente la via della Ganda.

L’ambiente è prevalentemente roccioso con enormi buchi che si aprono a volte come delle enormi voragini.

Ci troviamo in una zona tanto selvaggia quanto affascinante, che già da sola vale il prezzo in termini di fatica dell’intera escursione.

Seguiamo una traccia abbastanza evidente rimanendo appena sotto la cresta di Piancaformia, che costeggeremo praticamente fino alla vetta.

In questo tratto di salita alla Grigna Settentrionale superiamo alcuni tratti abbastanza ripidi su fondo morenico, infatti qui chissà quanti milioni di anni fa poggiavano dei ghiacciai.

Due sono i punti un po’ più delicati a cui prestare attenzione.

Il primo è un piccolo salto di roccia alto qualche metro, un camino che superiamo grazie ad una catena.

Il secondo punto è un traverso un po’ esposto che vinciamo con l’aiuto di alcune corde fisse.

Superati questi due tratti, manca solo la difficoltà delle placche finali, di sicuro la più ostica.

Grignone Via della Ganda
Il camino sulla via della Ganda
Grigna Settentrionale via della Ganda
Il tratto di corde fisse verso la vetta

Vicini alla vetta della Grigna Settentrionale

Una traccia su fondo sdrucciolevole sale ripida per condurci al tratto finale dell’ascensione.

Ci portiamo quindi verso il ripido scivolo di roccia che porta in vetta alla Grigna Settentrionale.

Si tratta di alcune placche abbastanza ripide e molto scivolose, che risalgono per un centinaio di metri fino alla cima.

Grazie ad alcune catene riusciamo a salire limitando il rischio di caduta, che comunque c’è, per cui facciamo molta attenzione.

Patrizia è preoccupata più che altro perché dovremo affrontarle anche in discesa.

La rassicuro dicendole che mi sono portato dietro uno spezzone di corda, che nella peggiore delle ipotesi, posso legarla proteggendola nella discesa.

Ormai mancano davvero pochi metri.

Giungiamo al termine delle placche e risalendo ancora dei piccoli salti di roccia, arriviamo finalmente in vetta al Grignone.

Grignone placche
Escursionisti in discesa dalle placche

In vetta al Grignone

Dopo tanta attesa e un tentativo fallito, finalmente corono il sogno di essere in vetta alla Grigna Settentrionale e sono davvero contento che Patrizia sia con me a condividere questa esperienza.

Qui una piccola cappelletta anticipa di qualche metro il Rifugio Brioschi, posto sulla cima.

Alle spalle del rifugio su un piccolo pulpito di rocce c’è la croce di vetta, che raggiungiamo prima di mangiare qualcosa.

Sia mai che si dica che non abbiamo toccato la vetta vera e propria.

Il panorama da qui è davvero fantastico!

In giornate con buona visibilità, si riesce a vedere tutto l’arco alpino nord-occidentale: dall’Oberland Bernese, al Cervino, al Rosa, fino alle Alpi Svizzere e del Triveneto.

Proprio di fronte a noi l’altra bellissima protagonista indiscussa della zona, la Grignetta, alta 2177 metri.

Ancora manca nell’elenco delle cime da me conquistate, ma è già tra i sogni da realizzare.

Anche oggi come solitamente accade sul Grignone c’è un bel affollamento in vetta.

Ne approfittiamo quindi per farci scattare qualche foto prima di scendere.

Rifugio Brioschi
Il Rifugio Brioschi in vetta alla Grigna
Vetta Grigna Settentrionale
In vetta alla Grigna Settentrionale Patrizia ed io con in miei scarponi nuovi
Grignetta
La Grignetta vista dalla vetta della Grigna

Discesa dalla Grigna Settentrionale

Per la discesa dalla Grigna Settentrionale abbiamo ripercorso l’intero itinerario a ritroso, facendo molta attenzione soprattutto alle placche finali e ai due punti critici della zona carsica.

Bisogna prestare veramente molta attenzione, perché una caduta in questi punti può avere conseguenze davvero gravi.

Durante il rientro giusto una piccola sosta al rifugio Bogani per concedersi una meritata birra e un panino.

Dal rifugio torniamo quindi alla macchina nel giro di un’oretta, concludendo così un’altra bellissima avventura.

I miei nuovi scarponi Salewa Crow hanno ampiamente superato il test, sono davvero molto soddisfatto.

Devo dire che si sono rivelati un ottimo acquisto: leggeri, affidabili e già dalla prima escursione comodissimi e morbidi.

Non potevo inaugurarli con una salita migliore di questa.

Grigna Settentrionale placche
Le ripide placche finali

Conclusione

L’escursione alla Grigna Settentrionale è davvero molto entusiasmante.

Spero con questo racconto di averti fatto venire la voglia di raggiungere la vetta di questa straordinaria montagna ricca di storia e ambienti diversi.

Ho ritenuto corretto segnalarti che esistono dei reali pericoli per raggiungere la cima del Grignone, ma mi auguro di non averti messo troppa paura.

Non c’è nulla di tecnicamente troppo difficile, ma bisogna fare attenzione nei punti che ti ho segnalato e bisogna essere un po’ abituati a muoversi su terreni sconnessi e un po’ esposti.

Per l’intero giro di salita e discesa, che richiede sicuramente un po’ di allenamento, sono necessarie circa 4/5 ore: due ore e mezza/tre per la salita e un’oretta e mezza o due per la discesa.

Se decidi di intraprendere questa ascensione, organizza bene la tua escursione in montagna, per aumentare le possibilità di successo.

Ti segnalo solo ancora che raggiunto il rifugio Cainallo è obbligatorio pagare il parcheggio, se non vuoi trovarti una spiacevole sorpresa al ritorno.

Bene, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo racconto.

Come sempre ti chiedo solo ancora qualche istante per dimostrare il tuo apprezzamento.

Basta un semplice like o se preferisci, lascia  un commento per chiedere ulteriori informazioni o per dirci la tua esperienza se hai già salito questa cima.

Inoltre, se vuoi che anche i tuoi amici conoscano l’escursione alla Grigna Settentrionale, condividi l’articolo sui tuoi profili social.

L’appuntamento è al prossimo articolo.

Allmountainsite ti augura una buona continuazione.

A presto.

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