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Ferrata Sacra di San Michele

Ferrata Sacra San Michele

La ferrata Sacra di San Michele è una classica salita della Val di Susa.

Si trova  nel comune di Sant’Ambrogio (TO) e percorre lo sperone nord-ovest del Monte Pirchiriano, sulla cui sommità a 962 metri di quota, sorge la famosa abbazia della Sacra di San Michele.

È intitolata a Carlo Giorda, forte alpinista locale scomparso in un incidente sulle Grandes Jorasses nel 1985.

È divisa in tre tronconi, che percorrendoli conducono direttamente sul retro dell’abbazia, con un percorso su roccia in alcuni punti anche piuttosto verticali.

La Sacra di San Michele è considerata il monumento simbolo del Piemonte.

Costruita alla fine del 900 d.C. è la prima tappa in territorio italiano lungo la via Francigena.

Recentemente ho ripercorso a distanza di qualche anno dalla mia prima ripetizione proprio la ferrata della Sacra di San Michele.

Ecco il mio racconto.

Solitaria sulla ferrata della Sacra di San Michele

Oggi mi sono concesso qualcosa che non avevo mai fatto prima.

Ho deciso di prendermi un pomeriggio libero da lavoro per dedicarmi completamente a me stesso.

A mezzogiorno in punto esco dall’ufficio, dirigendomi velocemente verso casa per sbrigare una commissione.

Uscito dalla posta mi infilo quindi nuovamente in macchina in direzione Sant’Ambrogio.

È da qualche giorno che aspetto con impazienza questo momento e finalmente è arrivato!

Ho già realizzato qualche anno prima questa salita.

Allora ero in compagnia di mia sorella e mio cognato, che mi hanno iniziato alla montagna.

Oggi invece sono solo.

In realtà solo qualche giorno prima ne ho percorso la prima metà assieme alla mia compagna, alla sua prima esperienza su una ferrata.

Siamo però tornati giù dopo circa 300 metri, per mancanza di tempo dovuti ad alcuni impegni pomeridiani.

Oggi invece non ho alcuna fretta, ho solo voglia di vivere un’avventura e godermi ogni singolo istante alla Ferrata Sacra di San Michele.

Ferrata Sacra di San Michele
Su un tratto verticale durante la mia solitaria

Ferrata Sacra di San Michele

Sono le 13:45 quando arrivo al parcheggio appena fuori dal paese, dove la statale costeggia una vecchia cava.

Scendo dalla macchina e mi preparo velocemente, sono davvero impaziente di cominciare.

Calzo gli scarponcini e infilo il mio imbrago da arrampicata su cui monto la longe da ferrata, dentro lo zaino giusto una manciata di oggetti.

Porto con me solo un pile in caso di vento, una borraccia d’acqua e i bastoncini da trekking, che mi serviranno per la discesa.

Recupero il casco dal bagagliaio e via verso l’attacco.

È una bellissima giornata di sole, c’è giusto un alito di vento, ma fa davvero caldo per essere inizio ottobre.

Percorro velocemente il tratto di passeggiata che porta alla base della via ferrata, incontrando giusto qualche ciclista e qualche passante.

In men che non si dica, sono davanti alla bacheca di legno, proprio dove parte la ferrata Sacra di San Michele.

Attacco della ferrata Sacra di San Michele

Sono le 14:00 in punto quando mi ritrovo all’attacco della via.

Appena il tempo di allacciare il casco e sto già risalendo i primi due facili gradoni, che portano al cavo d’acciaio a cui assicurarmi.

Faccio passare i due moschettoni della longe attorno al cavo e bastano pochi passi per cominciare a sentirmi felice.

Provo sempre un gran piacere nel sentire il contatto tra le mie mani e la roccia.

Mi muovo lentamente, sono passi semplici per chi come me arrampica già da un po’ di anni, ma mi concentro comunque su ogni singolo passo.

L’intenzione è quella di salire tutta la via in arrampicata libera, ad eccezione dei tratti con gli scalini in ferro, dove la roccia risulta essere davvero molto liscia e unta.

Percorro una serie di brevi placche appoggiate, alternate a qualche muro un po’ più verticale, ma mai nulla di difficile.

Intanto mi rendo conto di essermi staccato  già un bel po’ da terra e vengo raggiunto improvvisamente da un leggero senso di disagio.

È la prima volta che mi avventuro da solo su un terreno del genere, ed oggi essendo un giorno in settimana, sono davvero completamente solo.

Il sabato precedente, quando sono venuto con Patrizia, c’era invece una vera e propria carovana di persone a percorrere la ferrata Sacra di San Michele.

Mi fermo un istante a guardarmi un po’ intorno, per cercare di ritrovare la calma.

Riprendo a salire e passo dopo passo raggiungo i primi gradini in ferro, che agevolano i passaggi in cui la roccia è più liscia.

Qui la salita si fa più verticale.

Prima un muro piuttosto impegnativo, poi un traverso che va verso destra, successivamente un secondo muro di circa quindici metri con passi un po’ delicati.

Ferrata Sant'Ambrogio
In traverso sulla ferrata “Carlo Giorda”

Pian Risulet

Dopo circa 300 metri di salita raggiungo il Pian Risulet, da cui sono ridisceso qualche giorno prima prendendo un sentiero sulla sinistra.

Questa volta vado a destra, dove un comodo sentiero in leggera salita mi conduce al nuovo ponte tibetano.

È qui che inaspettatamente faccio un lieto incontro.

Un piccolo branco di camosci sta tranquillamente banchettando.

Si accorgono della mia presenza, ma non sono per nulla spaventati.

Cerco di avvicinarmi senza dar loro troppo fastidio, solo per scattare qualche foto.

È sempre bello osservare gli animali selvatici nel loro ambiente, liberi di fare ciò che gli pare.

Al mio passaggio si spostano dal sentiero, senza però allontanarsi più di tanto.

Raggiungo così in breve il ponte tibetano della Ferrata Carlo Giorda.

Ponte Tibetano Sacra San Michele
Il nuovo ponte tibetano prima dell’attraversamento.

migliori attrezzature da ferrata

Il ponte tibetano

Ecco qui dunque il nuovo ponte tibetano.

Inaugurato nel 2016 non c’era la prima volta che ho percorso la ferrata della Sacra di San Michele.

La sua installazione ha permesso di evitare un tratto di collegamento nel bosco un po’ rognoso.

Lungo un’ottantina di metri e parecchio distante da terra, fa una certa impressione.

È la prima volta che mi trovo a percorrere un ponte tibetano così aereo, infatti mi dà un po’ di ansia.

Mi assicuro ai due cavi in alto e comincio a sfruttare i gradini in acciaio, abbastanza distanziati tra loro.

Il ponte comincia ad ondeggiare ed io comincio a respirare forte.

Butto fuori tutta l’aria e inspiro profondamente per cercare di mantenere la calma.

Mi sembra non finire mai e non sono ancora a metà.

Sono così concentrato su quello che sto facendo, che arrivato a metà non mi accorgo di dover far scavalcare ai due moschettoni un cavo d’acciaio di collegamento.

Mi trovo così bloccato, fino a quando non mi rendo conto dell’impedimento.

Superato l’ostacolo fortunatamente comincio ad abituarmi, per cui riesco ad andare un po’ più spedito.

In breve raggiungo il lato opposto del ponte e posso finalmente rilassarmi.

Qui una serie di scalini in ferro installati nella roccia, mi permettono di superare un breve tratto verticale che porta su una grossa cengia.

La percorro ed arrivo alla seconda zona pianeggiante di questa salita.

Via ferrata Sacra San Michele
Tratto verticale di ferrata

Pian Cestlet

Attraverso un ampia zona erbosa tra gli alberi, per attaccare il troncone successivo della Ferrata di Sant’Ambrogio Torinese.

Quest’area è nota come Pian Cestlet.

Finalmente sono alla luce, tutta la prima parte l’ho percorsa quasi interamente in ombra.

È piacevole essere finalmente scaldato dal bel sole di una giornata tutt’altro che autunnale.

Ora che il ponte tibetano è alle mie spalle riprendo ad arrampicare tranquillamente.

Percorrendo lo spigolo nord-ovest si alternano risalti di roccia a muri anche molto verticali, sempre con ottimi appigli per le mani.

Ogni tanto qualche gradino di ferro nella roccia mi aiuta nei punti più lisci, ma dove non sono presenti continuo ad arrampicare senza mai aiutarmi col cavo.

Questo è uno degli aspetti che secondo me rende davvero molto piacevole questa ferrata, il fatto di poterla salire quasi totalmente in arrampicata libera.

Ormai sono molto vicino alla sommità del Monte Pirchiriano, intravedo ormai il pilastro terminale, che conduce sul retro della abbazia.

Ponte Tibetano Ferrata Carlo Giorda
Il ponte tibetano nella parte alta della salita

Sacra di San Michele

Raggiungo un’altra breve cengia, dopo aver superato un piccolo ponte tibetano ed un breve tratto verticale.

Attraversandola individuo l’attacco dell’ultimo tratto della ferrata Carlo Giorda.

Risalgo uno sperone roccioso abbastanza verticale che si alza per diversi metri.

Arrivo quindi ad un traverso che prima va da sinistra a destra in leggera ascesa, poi da destra verso sinistra.

Eccola lì finalmente, sono proprio dietro le mura della Sacra di San Michele.

Un sorriso mi compare sulle labbra.

Ho fatto cose decisamente molto più difficili di questa negli anni, ma averla percorsa in totale solitudine gli ha dato quel sapore di avventura che stavo proprio cercando.

Guardo l’orologio, sono le 16:45 e sono davvero contento.

Provo felicità pura!

Giusto il tempo di scattare alcune foto prima di avviarmi verso la parte anteriore della abbazia.

Un sentiero in alcuni tratti un po’ ripido attrezzato con delle corde fisse, mi permette di raggiungere la Sacra di San Michele in una decina di minuti.

Ancora qualche foto prima di cominciare la discesa.

Ci sono diversi turisti oggi in visita.

Vedo facce molto sorridenti e soddisfatte per la bella vista che oggi regala questo promontorio.

Ho imparato ancora una volta qualcosa di nuovo: ogni tanto bisogna regalarsi un po’ di tempo per se stessi.

Di sicuro è un’esperienza da ripetere.

Imbocco ora la vecchia mulattiera, che in circa 40’ di buon passo mi permette di ritornare alla macchina.

Sacra San Michele
Sacra San Michele, uscita dalla via ferrata

Conclusioni

La Ferrata Carlo Giorda è un bellissimo itinerario con uno sviluppo di circa 600 metri, non particolarmente difficile.

Richiede comunque capacità di arrampicata e un discreta preparazione fisica, data la sua lunghezza.

Valuta bene quindi il tuo allenamento e calcola bene i tempi, considerando che ci possono volere dalle 3 alle 4 ore per percorrerla tutta.

Sappi che esistono due vie di fuga, in caso fossi stanco o che si presenti qualche imprevisto.

La prima è al Pian Risulet a metà via, la seconda dopo circa 500 metri di salita.

Ti rimando comunque anche alla relazione di Altox, dove trovi uno schema molto ben fatto dell’itinerario.

Tieni ben presente che la ferrata presenta diversi tratti molto verticali e anche un po’ esposti, necessita quindi di essere abituati a certi tipi di ambiente.

Non dimenticare assolutamente tra l’altro, di utilizzare tutti i dispositivi di sicurezza necessari, ricorda che è un itinerario potenzialmente molto pericoloso.

Se mi permetti un consiglio, quando ti sentirai pronto per affrontarla, regalati un giorno in settimana, la rende decisamente molto più godibile.

Essendo un itinerario molto conosciuto, nel fine settimana viene preso letteralmente d’assalto.

Saluti

Spero che il mio racconto ti abbia fatto venire la voglia di andare a provare questa entusiasmante salita alla Ferrata di Sant’Ambrogio.

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Qui sotto trovi tra l’altro uno spazio in cui lasciare un tuo parere su questa ferrata, o se hai bisogno di altre informazioni fare qualche domanda.

Sarò felice di risponderti appena avrò un attimo per farlo.

Non mi resta che salutarti sperando di vederti presto sempre qui su Allmountainsite.

Ciao!


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