Cookie Policy Ferrata Sacra di San Michele: Il racconto della mia salita.

Ferrata Sacra di San Michele: un giorno per sè!

...Passione Montagna

Ferrata Sacra San Michele

La ferrata Sacra di San Michele, è una classica in Val di Susa.

Si trova  nel comune di Sant’Ambrogio (TO) e percorre lo sperone nord-ovest del monte Pirchiriano, sulla cui sommità, a 962 metri di quota, sorge la famosa abbazia della Sacra di San Michele.

È intitolata a Carlo Giorda, forte alpinista locale, scomparso in un incidente sulle Grandes Jorasses nel 1985.

È divisa in tre tronconi, che percorrendoli, portano direttamente sul retro dell’abbazia.

La Sacra di San Michele, è considerata il monumento simbolo del Piemonte.

Costruita alla fine del 900 d.C., è la prima tappa, in territorio italiano, lungo la via Francigena.

Recentemente, ho ripercorso a distanza di qualche anno dalla mia prima ripetizione, questa bella ferrata.

Ecco il mio racconto.

4 ottobre 2018

Oggi mi sono concesso qualcosa che non avevo mai fatto prima.

Ho deciso di prendermi un pomeriggio libero da lavoro, per dedicarmi completamente a me stesso.

A mezzogiorno in punto, esco dall’ufficio dirigendomi velocemente verso casa, per sbrigare una commissione.

Uscito dalla posta, mi infilo quindi nuovamente in macchina in direzione Sant’Ambrogio.

È da qualche giorno che aspetto con impazienza questo momento e finalmente è arrivato!

Ho già realizzato qualche anno prima questa salita.

Allora ero in compagnia di mia sorella e mio cognato, che mi hanno iniziato alla montagna.

Oggi invece sono solo.

In realtà solo qualche giorno prima, ne ho percorso la prima metà assieme alla mia compagna, alla sua prima esperienza su una ferrata.

Siamo però tornati giù dopo circa 300 metri, per mancanza di tempo, causa impegni pomeridiani.

Oggi non ho alcuna fretta, ho solo voglia di vivere un’avventura e godermi ogni singolo istante alla Ferrata Sacra di San Michele.

Solitaria Ferrata
Su un tratto verticale durante la mia solitaria

Ferrata Sacra di San Michele

Sono le 13:45 quando arrivo al parcheggio appena fuori dal paese, dove la statale costeggia una vecchia cava.

Scendo dalla macchina e mi preparo velocemente, sono davvero impaziente di cominciare.

Calzo gli scarponcini, infilo l’imbrago, su cui monto la longe da ferrata e butto dentro lo zaino lo stretto necessario.

Porto con me giusto un pile in caso di vento, una borraccia d’acqua e i bastoncini da trekking, che mi serviranno per la discesa.

Recupero il casco dal bagagliaio e via verso l’attacco.

È una bellissima giornata di sole, c’è giusto un alito di vento, ma fa davvero caldo per essere inizio ottobre.

Percorro velocemente il tratto di passeggiata che porta alla base della via ferrata, incontrando giusto qualche ciclista e qualche passante.

In men che non si dica, sono davanti alla bacheca di legno, proprio dove parte la ferrata Sacra di San Michele.

Attacco della ferrata Sacra di San Michele

Sono le 14:00 in punto quando mi ritrovo all’attacco della via.

Giusto il tempo di allacciare il casco, sto già risalendo i primi due facili gradoni, che portano al cavo d’acciaio a cui assicurarsi.

Faccio passare i due moschettoni della longe attorno al cavo e bastano pochi passi, per cominciare a sentirmi felice.

Provo sempre un gran piacere nel sentire il contatto tra le mie mani e la roccia.

Arrampico con movimenti lenti, sono passi semplici per chi come me arrampica già da un po’ di anni, ma mi concentro comunque su ogni singolo passo.

L’intenzione è quella di salire tutta la via in arrampicata libera, ad eccezione dei tratti con gli scalini in ferro, dove la roccia risulta essere davvero molto liscia.

Percorro una serie di brevi placche appoggiate, alternate a qualche muro un po’ più verticale, ma mai nulla di difficile.

Intanto mi rendo conto di essermi staccato  già un bel po’ da terra e vengo raggiunto improvvisamente, da un leggero senso di disagio.

È la prima volta che mi avventuro da solo su un terreno del genere, ed oggi, essendo un giorno in settimana, sono davvero completamente solo.

Il sabato precedente, quando sono venuto con Patrizia, c’era una vera e propria carovana di persone a percorrere la ferrata Sacra di San Michele.

Mi fermo un istante a guardarmi un po’ intorno, per cercare di ritrovare la calma.

Riprendo a salire e passo dopo passo, raggiungo i primi gradini in ferro, che agevolano i passaggi in cui la roccia è più liscia.

Qui la salita si fa più verticale.

Prima un muro piuttosto impegnativo, poi un traverso che va verso destra, successivamente un secondo muro di circa quindici metri con passi un po’ delicati.

Traverso Ferrata
In traverso sulla ferrata “Carlo Giorda”

Pian Risulet

Dopo circa 300 metri di salita, raggiungo il pian Risulet, da cui sono ridisceso qualche giorno prima, prendendo un sentiero sulla sinistra.

Questa volta vado a destra, dove un comodo sentiero in leggera salita mi conduce al nuovo ponte tibetano.

È qui che inaspettatamente, faccio un lieto incontro.

Un piccolo branco di camosci, sta tranquillamente banchettando.

Si accorgono della mia presenza, ma non sono per nulla spaventati.

Cerco di avvicinarmi senza dar loro troppo fastidio, solo per scattare qualche foto.

È sempre bello avvistare gli animali nel loro ambiente, liberi di fare ciò che gli pare.

Al mio passaggio, si spostano dal sentiero, senza allontanarsi troppo però.

Raggiungo così in breve il ponte.

Ponte Tibetano Sacra San Michele
Il nuovo ponte tibetano prima dell’attraversamento.

Il ponte tibetano

Ecco dunque il nuovo ponte tibetano.

Inaugurato nel 2016, non c’era la prima volta che ho percorso la ferrata Sacra di San Michele.

La sua installazione, ha permesso di evitare un tratto di collegamento nel bosco, un po’ rognoso.

Lungo un’ottantina di metri e parecchio distante da terra, fa una certa impressione.

È la prima volta che mi trovo a percorrere un ponte tibetano così aereo, infatti mi dà un po’ di ansia.

Mi assicuro ai due cavi in alto e comincio a sfruttare i gradini in acciaio, distanti di un bel passo tra loro.

Il ponte comincia ad ondeggiare ed io comincio a respirare forte.

Butto fuori tutta l’aria e inspiro profondamente, per cercare di mantenere la calma.

Mi sembra non finire mai e non sono ancora a metà.

Sono così concentrato su quello che sto facendo, che arrivato a metà non mi accorgo di dover far scavalcare ai due moschettoni un cavo d’acciaio di collegamento.

Mi trovo così bloccato, fino a quando non mi rendo conto dell’impedimento.

Superato l’ostacolo fortunatamente comincio ad abituarmi, per cui riesco ad andare un po’ più spedito.

In breve raggiungo il lato opposto del ponte.

Qui, una serie di scalini in ferro installati nella roccia, mi permettono di superare un breve tratto verticale che porta su una grossa cengia.

Percorrendo la cengia, arrivo alla seconda zona pianeggiante di questa salita.

Parete roccia Sacra San Michele
Tratto verticale di ferrata

Pian Cestlet

Attraverso un ampia zona erbosa tra gli alberi, per attaccare il troncone successivo della ferrata.

Quest’area è nota come Pian Cestlet.

Finalmente sono al sole, tutta la prima parte l’ho percorsa quasi interamente in ombra.

È piacevole finalmente essere scaldato dai bei raggi di una giornata tutt’altro che autunnale.

Ora che il ponte tibetano è alle mie spalle, riprendo ad arrampicare tranquillamente.

Percorrendo lo spigolo nord-ovest, si alternano risalti di roccia a muri anche molto verticali, sempre con ottimi appigli per le mani.

Ogni tanto qualche gradino di ferro nella roccia, mi aiuta nei punti più lisci, ma dove non sono presenti, arrampico senza mai aiutarmi col cavo.

Questo è uno degli aspetti che secondo me, rende davvero molto gradevole questa ferrata, il fatto di poterla arrampicare quasi totalmente in arrampicata libera.

Ormai sono molto vicino alla sommità del monte Pirchiriano, intravedo il pilastro terminale, che conduce sul retro della abbazia.

Ponte Tibetano
Il ponte tibetano nella parte alta della salita

Sacra di San Michele

Raggiungo un’altra breve cengia, dopo aver superato un piccolo ponte tibetano ed un breve tratto verticale.

Attraversandola individuo l’attacco dell’ultimo tratto di ferrata.

Risalgo uno sperone roccioso abbastanza verticale che sale per diversi metri.

Quindi arrivo ad un traverso che prima va da sinistra a destra in leggera ascesa, poi da destra verso sinistra.

Eccola lì finalmente, sono proprio dietro le mura della Sacra di San Michele.

Un sorriso mi compare sulle labbra.

Ho fatto cose decisamente molto più difficili di questa negli anni, ma averla percorsa in totale solitudine, gli ha dato quel sapore di avventura che stavo cercando.

Guardo l’orologio, sono le 16:45 e sono davvero contento.

Provo felicità pura!

Il tempo di scattare alcune foto, quindi mi avvio verso la parte anteriore della abbazia.

Un sentiero in alcuni tratti un po’ ripido, attrezzato con delle corde fisse, mi permette di raggiungere la Sacra in una decina di minuti.

Ancora qualche foto prima di cominciare la discesa.

Ci sono diversi turisti oggi in visita.

Vedo facce molto sorridenti e soddisfatte per la bella vista che oggi regala questo promontorio.

Ho imparato ancora una volta qualcosa di nuovo: ogni tanto bisogna regalarsi un po’ di tempo per se stessi.

Di sicuro è un’esperienza da ripetere.

Imbocco quindi la vecchia mulattiera, ed in circa 40’ di buon passo, ritorno alla macchina.

Sacra San Michele
Sacra San Michele, uscita dalla via ferrata

Conclusioni

La ferrata “Carlo Giorda”, è un bellissimo itinerario con uno sviluppo di circa 600 metri, non particolarmente difficile.

Richiede comunque capacità arrampicatorie e un discreta preparazione fisica, data la sua lunghezza.

Valuta bene quindi il tuo allenamento e calcola bene i tempi, considerando che ci possono volere dalle 3 alle 4 ore per percorrerla tutta.

Sappi che esistono due vie di fuga, in caso fossi stanco o che si presenti qualche imprevisto.

La prima è al pian Risulet, a metà via, la seconda dopo circa 500 metri di salita.

Ti rimando comunque anche alla relazione di Altox, che è fatta molto bene e ha anche uno schema dell’itinerario.

Tieni ben presente che la ferrata presenta diversi tratti molto verticali e anche un po’ esposti, necessita quindi di essere abituati a certi ambienti.

Non dimenticare assolutamente tra l’altro, di utilizzare tutti i dispositivi di sicurezza necessari, ricorda che è un itinerario potenzialmente molto pericoloso.

Se mi permetti un consiglio, quando ti sentirai pronto per affrontarla, regalati un giorno in settimana è decisamente molto più godibile.

Essendo un itinerario molto conosciuto, nel fine settimana viene preso d’assalto.

Ringraziamenti

Se sei arrivato/a a leggere fino a qui, ti ringrazio molto.

Ho riscritto quasi completamente questo articolo che è stato uno dei primi che ho pubblicato.

Quando ho avviato Allmountainsite, mi mancavano certe malizie che ora pian piano sto acquisendo.

Ho cambiato anche alcune foto, cercando le più belle tra quelle delle mie due salite, per farti venire ancora più voglia di percorrere questa ferrata.

Spero di aver fatto un buon lavoro.

Se ci sono riuscito, ti chiedo solo ancora un piccolo favore.

Condividi l’articolo sulle tue pagine social, così che altri appassionati come noi, possano leggerlo e venire a conoscenza di questo itinerario e del mio blog.

Mi faresti davvero felice.

Non mi resta che salutarti e augurarti un buon proseguimento, spero tra le pagine di Allmountainsite.

A presto.

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