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L’Eco del Silenzio di Joe Simpson

...Mountain Passion

Eco del Silenzio

L’Eco del Silenzio è un documentario che racconta i fatti di una famosa tragedia in montagna.

È la storia di Toni Kurz e dei suoi compagni di cordata, che nel 1936 hanno perso la vita nel tentativo di conquistare la famigerata parete nord dell’Eiger, vicenda narrata anche nel film “North Face”.

A raccontarla è Joe Simpson, alpinista e scrittore diventato famoso grazie al libro “La morte Sospesa, di cui è stata fatta anche una rappresentazione cinematografica.

Narra l’incredibile storia di sopravvivenza dello scrittore, vittima di un grave incidente durante la scalata alla parete ovest del Siula Grande, nelle Ande Peruviane.

In realtà l’Eco del Silenzio è l’intreccio di queste due storie dall’esito diametralmente opposto.

È il continuo alternarsi delle riflessioni di Joe Simpson sulle singolari e inquietanti somiglianze delle due vicende e su quello che spinge gli alpinisti a fare ciò che fanno.

Joe Simpson autore di l’Eco del Silenzio

Nato nel 1960 a Kuala Lumpur in Malaysia e di adozione Britannica, Joe Simpson inizia ad avvicinarsi al mondo della montagna da ragazzino.

È infatti il libro che riceve in regalo da suo padre all’età di 14 anni, intitolato “Parete Nord”, che fa nascere in lui il desiderio di diventare un’alpinista.

È una storia che parla di amicizia, di coraggio e della forza dello spirito umano.

Sono proprio questi forti valori che lo attirano verso le scalate.

Comincia così ad arrampicare su roccia e a praticare alpinismo.

All’età di 25 anni parte insieme al compagno Simon Yates, di qualche anno più giovane, alla conquista della parete ovest del Siula Grande, montagna alta 6344 metri.

La parete Ovest è ancora inviolata e Joe Simpson vuole assolutamente riuscire nell’impresa.

I due conquistano la vetta aprendo una nuova via di salita, ma durante la discesa, Joe si rompe una gamba, comincia così una vera lotta per la sopravvivenza.

Simon Yates cala il compagno di cordata per oltre mille metri di parete, ma quando ormai sembra fatta, Joe finisce appeso nel vuoto, senza avere più possibilità di muoversi.

Simon non capisce perché il compagno non si muove, resiste per diverse ore, ma alla fine si vede costretto a tagliare la corda per salvarsi.

Joe Simpson cade per oltre 30 metri all’interno di un crepaccio, da cui riuscirà ad uscire e a tornare al campo base dopo una lunga agonia durata quattro giorni.

Joe Simpson Morte Sospesa
“Un’immagine tratta dal documentario La Morte Sospesa”

La Morte Sospesa come l’Eco del Silenzio

Dopo mesi in ospedale e varie operazioni, riceve la notizia dai medici che non potrà più scalare.

Come lui stesso dice nel documentario l’Eco del Silenzio, i medici non si rendevano conto della notizia che gli stavano dando, l’alpinismo era la sua vita.

Comincia così una lunga riabilitazione e a poco a poco riesce a riprendersi dall’infortunio.

Dovrebbe essere al settimo cielo per la forma riacquistata, ma invece l’esperienza vissuta l’ha segnato per sempre e sente che qualcosa dentro di lui si è rotto.

Non riesce più a  percepire quel fuoco che animava la sua passione.

È durante la convalescenza che scrive “La Morte Sospesa, dove racconta la sua incredibile lotta per la sopravvivenza, ed è così che scopre di avere un’altra dote, quella per la scrittura.

Dal giorno del suo incidente Joe Simpson si interroga spesso sulle singolari somiglianze tra il suo incidente e quello raccontato nel libro che lo ha fatto diventare un’alpinista.

Ripensa anche a tutti gli amici e conoscenti persi in incidenti in montagna e capisce che il rischio non lo diverte più.

L’Eiger e l’Eco del Silenzio

L’Eiger è una montagna delle Alpi Bernesi alta 3967 metri.

A renderla famosa è la sua parete Nord, considerata negli anni ’30 uno degli ultimi problemi alpinistici da risolvere.

Oltre 60 persone hanno perso la vita nel tentativo di conquistarla, ed è per questo che si è guadagnata il soprannome di Orco mangia uomini.

La Nord dell’Eiger è una distesa di roccia e ghiaccio verticale, alta circa 1800 metri.

Inoltre, a renderla ancora più complessa e difficile è il fatto che su di essa si abbattono praticamente tutte le tempeste che colpiscono le Alpi e il tempo, può cambiare da un momento all’altro.

L’Eco del Silenzio racconta il secondo tentativo di salita di questa immensa e spaventosa parete.

A renderla ancora più caratteristica ci sono due particolari dettagli:

  • Ai suoi piedi sorgono alberghi di lusso dal quale i turisti possono osservare la parete e chi vi si cimenta nella scalata.
  • È percorsa da una galleria in cui vi passa una linea ferroviaria della Jungfraubanh.

A metà di questa galleria c’è una apertura nella parete, che permette di affacciarsi dalla nord a 500 metri dalla valle: lo Stollenloch.

Eco del Silenzio Nord Eiger
La Nord dell’Eiger

L’Eco del Silenzio il documentario

“Sapevo che in montagna si può morire da molto tempo prima del mio incidente.

Mi rendevo conto che stavo giocando una partita con una posta altissima, dove non si ha il pieno controllo del proprio destino.

Ti illudi di poter controllare la situazione, con la tua esperienza e la tua abilità.

Invece le cose non stanno così”.

Comincia esattamente con queste parole il documentario l’Eco del Silenzio.

Il sogno di Joe Simpson è sempre stato scalare la parete nord dell’Eiger.

Ha compiuto sei tentativi senza mai riuscirci, sempre a causa del brutto tempo.

In questo filmato racconta la storia del libro che lo ha ispirato, ed in particolare quella di Toni Kurz, che per lui è sempre stato un riferimento, una persona di cui ha profonda stima, qualcuno da prendere come esempio.

Ricostruisce i fatti della famosa tragedia del 1936, ripercorrendo in diverse tappe alcuni dei passaggi caratteristici della via aperta da Kurz e compagni.

Joe Simpson utilizza lo Stollenloch per incominciare l’ascensione e il racconto della storia.

Nord Eiger Stollenlock
Joe Simpson in uscita dallo Stollenlock

Toni Kurz e Andreas Hinterstoisser

Toni Kurz è un alpinista bavarese da poco nominato guida alpina.

Ha 23 anni quando assieme al suo compagno di cordata Andreas Hinterstoisser, decide di attaccare la parete nord dell’Eiger.

Hinterstoisser è di poco più giovane, anche lui è guida alpina ed è un forte rocciatore.

“Partirono per una grande avventura, credevano in se stessi e dimostrarono con le loro abilità che erano in grado di farcela”

Questa le parole di Joe Simpson nel documentario l’Eco del Silenzio.

Una riflessione che descrive la stessa spinta emotiva che aveva guidato anche lui e il suo compagno Simon Yates sul Siula Grande.

Kurz e Hinterstoisser sono la seconda cordata nella storia a provare questa difficile ascensione.

L’anno prima infatti, la parete è testimone di un’altra grande tragedia, la morte dei due alpinisti Karl Mehringer e Max Sedlmeyer.

In realtà questa volta un’altra cordata è pronta a partire per la conquista della nord dell’Eiger.

Sono gli austriaci Willy Angerer e Edi Rainer.

I quattro sono in competizione, ma decidono di unire le forze per avere maggiori probabilità di successo.

Attacco alla nord dell’Eiger

È il 20 luglio del 1936 e i quattro alpinisti attaccano la parete in un’unica cordata.

La parte inferiore della scalata è composta da pareti rocciose e sporgenze.

Salgono molto velocemente, arrivano allo Stollenloch, successivamente vincono la Fessura Difficile e quindi raggiungono la Rote Fluh, una parete alta circa 300 metri.

A circa 500 metri dalla valle si trovano davanti una porzione di placca liscia e verticale, da superare in traverso.

Viene superata da Andreas Hinterstoisser, con una traversata a pendolo di grande maestria.

Hinterstoisser attrezza quindi il passaggio con una corda fissa per agevolare i compagni.

Prenderà proprio il nome di traverso Hinterstoisser, in onore di colui che ha risolto questo passaggio chiave della salita.

C’è grande soddisfazione da parte dei quattro, che intravedono la strada per il successo della loro impresa.

È in questo punto però che commettono il grave errore, che li condannerà al drammatico epilogo di questa storia.

Superata la placca infatti, recuperano la corda fissa, senza pensare per nessun motivo, che avrebbero dovuto ripercorrerla nel senso contrario.

Quello che non sanno è che praticamente impossibile attraversare questo tratto a ritroso.

Oggi questo passaggio infatti è sempre attrezzato con una corda fissa.

Nord Eiger traverso Hinterstoisser
Joe Simpson sul traverso Hinterstoisser

I nevai

Mentre scalano la parete nord dell’Eiger, dagli alberghi a valle i giornalisti seguono con attenzione l’evolversi della ascensione.

Arrivano quindi al primo nevaio a circa 900 metri.

In questo tratto di parete, quando la parte alta viene colpita dal sole, il ghiaccio si scioglie liberando sassi intrappolati, che sfrecciano come proiettili verso valle.

È qui che iniziano a cambiare le sorti di questa impresa.

Durante il superamento del primo nevaio, Willy Angerer viene colpito da un sasso alla testa rimanendo ferito.

Superato il primo nevaio, si accampano in una sporgenza per bivaccare.

Sono consapevoli di avere un problema ora e trascorrono la notte, pensando probabilmente a cosa dovranno affrontare il giorno successivo.

L’Eco del Silenzio continua con il racconto di questo tentativo di scalata alla parete nord dell’Eiger, ormai ad un punto di  svolta.

La mattina seguente Kurz e Hinterstoisser partono per affrontare il secondo nevaio in maniera decisa e aggressiva.

Pensano e sperano, che se saranno determinati nel muoversi i loro compagni li seguiranno, ma Angerer ha perso molto sangue ed è molto debole.

Attaccano il secondo nevaio, che ha uno sviluppo di circa 500 metri ed è molto ripido ed esposto.

A fine giornata avrebbero dovuto superarlo, ma Angerer è molto lento, sono costretti quindi ad accamparsi a sera non lontano dal bivacco della morte.

È così chiamato, perché proprio l’anno prima Max Sedelmeyer morì in questo punto durante il primo tentativo di conquista.

Eco del Silenzio primo nevaio
Le due cordate sul primo nevaio

La discesa

Il terzo giorno provano a puntare ancora verso la vetta, ma devono fermarsi.

Willy Angerer ha bisogno velocemente di cure, devono quindi abbandonare il progetto di scalare la Nord dell’Eiger e riportare giù il compagno ferito.

Iniziano la discesa molto lentamente.

Passano la terza notte nuovamente al bivacco della morte e il quarto giorno scendono il primo nevaio con il brutto tempo.

Infatti a complicare le cose c’è una tempesta di neve in arrivo.

Giungono al punto cruciale della salita il traverso Hinterstoisser, ma ora lo trovano coperto da una sottile pellicola di ghiaccio, che rende ancora più complicato il passaggio.

Hinterstoisser che aveva vinto questo tratto all’andata, tenta fino allo stremo di risuperarlo, ma non c’è modo, sono in trappola!

Hanno un’unica possibilità, calarsi in verticale su una linea di discesa caratterizzata da pareti verticali strapiombanti e come se non bastasse, sulla linea di caduta di possibili valanghe.

Verso lo Stollenlock

L’eco del silenzio entra nella fase più emozionante del suo racconto.

Iniziano a scendere in verticale sulle corde portando giù Angerer, che ormai è in uno stato di semi incoscienza.

L’obbiettivo è raggiungere una sporgenza che permette di ricollegarsi allo Stollenlock e quindi salvarsi.

Calata dopo calata scendono molte centinaia di metri.

Nel frattempo però, una tempesta di neve si abbatte sulla parete nord a complicare una situazione già drammatica.

Sono ad un passo dalla salvezza, manca solo un’ultima calata, circa 60 metri dalla sporgenza che hanno individuato.

Hinterstoisser sta attrezzando la parete per effettuare la discesa, quando una enorme valanga lo investe facendolo sparire sotto gli occhi dei compagni.

Anche loro vengono investiti dalla valanga e sbalzati dalla parete.

Kurz si ritrova appeso nel vuoto con un compagno morto sopra la testa e uno sotto di lui, una situazione disperata.

Eco del SIlenzio discesa
Hinterstoisser durante la discesa

Lotta per la sopravvivenza

Quello che colpì Joe Simpson della storia di Toni Kurz è la forza di volontà che mise nella lotta per la sopravvivenza, mostrandogli un aspetto straordinario dell’animo umano.

La stessa che ebbe poi lui per salvarsi dall’incidente sul Siula Grande, vicenda descritta in “La Morte Sospesa”.

È per questo in fondo che racconta di Kurz nell’Eco del Silenzio, per rievocare la sua disavventura attraverso quella di chi lo ha ispirato e fatto diventare un’alpinista.

Si rende conto, che la storia di Kurz poteva essere la sua.

“Entrambi pensavamo che valesse la pena rischiare tutto e l’abbiamo fatto”

Kurz è appeso alla corda senza possibilità né di risalire né di scendere.

Alcune guide alpine arrivano in suo aiuto, ma si trovano nell’impossibilità di raggiungerlo, anche perché sta per arrivare la notte.

Da questo momento, verrà chiamato ad affrontare una sfida dopo l’altra per salvarsi la vita, ma ad un passo dalla salvezza purtroppo cederà alla morte.

Eco del SIlenzio Toni Kurz
Toni Kurz taglia la corda che lo lega al suo compagno morto

Conclusione

“Decidiamo di affrontare tutto questo.

Non solo le difficoltà, la fatica e il dolore, ma anche il rischio della vita.

Mettiamo in gioco tutto, per un sogno, per qualcosa che non vale niente, che non si può mostrare a nessuno.

 È solo quel breve istante sulla vetta.

Quando scendiamo a valle è già svanito.

A pensarci bene è una cosa assolutamente illogica.

Non è giustificabile con delle argomentazioni razionali.

È questo che ci attira.”

Con queste parole, che descrivono l’ossessione e cosa spinge alpinisti come Joe Simpson e Toni Kurz a intraprendere certe imprese, si conclude l’Eco del Silenzio.

Al momento in cui gira il documentario, Joe Simpson dichiara che sono ormai tre anni che non fa più scalate.

Non sente più quella passione che alimentava la sua voglia di montagna di allora, ma quando arriva ai piedi della Nord dell’Eiger, sente di nuovo qualcosa accendersi.

Sente di nuovo l’attrazione per l’avventura, che è sempre li pronta a ravvivarsi come un fuoco e guardando la parete esclama:

“Santo cielo… sono proprio un idiota!”

Considerazioni

L’Eco del silenzio è un documentario che non racconta solo due incredibili storie di lotta per la sopravvivenza.

Riassume anche in maniera molto profonda, attraverso le parole di Joe Simpson, quanto può essere forte e ossessiva la passione per la montagna e per l’avventura.

Così forte da spingere alcuni alpinisti più di altri, a mettere in gioco tutto per coronare un sogno.

Ci ricorda però, che anche tutta l’esperienza del mondo non ci rende immuni da incidenti.

“Facciamo tutto questo per divertirci e vivere intensamente.”

Spero che questa recensione ti abbia fatto venire voglia di guardare questo straordinario documentario, ricco di importanti riflessioni e bellissime immagini.

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A presto.

Dedica e ringraziamenti

Dedico questo scritto a Daniele Nardi e Tom Ballard, recentemente scomparsi nel tentativo di realizzare un sogno: scalare lo sperone Mummery sul Nanga Parbat.

Ringrazio il mio caro amico Davide, per avermi concesso di pubblicare una sua bellissima foto della parete Nord dell’Eiger.